Ramo di Mandorlo in fiore di Van Gogh


Marzo 1888. Vincent Van Gogh arriva ad Arles, da Parigi.
I mesi trascorsi nella grande città gli erano serviti a conoscere, prima, e a dominare, poi, il colore. Ormai l’ha svincolato dalle regole dell’ottica , dalle formalità scientifiche puntiniste, asservendolo alla sua sensibilità ed emancipandolo dal dato oggettivo. La conoscenza, a tratti imitativa, delle stampe e della filosofia giapponese lo hanno abilitato a sincronizzarsi con la natura, a identificarsi con essa prima di esporla in dipinto. Perciò scappa dalla metropoli: ha bisogno di raggiungere un suo Eden interiore, e sa che può trovarlo in Provenza, come altri grandi artisti prima di lui (vedi Cezanne).
E’ in un momento di armonia, transitorio – ne è consapevole – perciò ad Arles dipinge tutto ciò che può, infervorato dalla propria creatività quanto isolato dai contatti umani. Si eleva, con l’arte, oltre le incertezze interiori, godendo di una estasi effimera.

Il Sud lo accoglie con la neve: quei frutteti che aveva cercato a Parigi e trovato ad Arles, simbolo della gaiezza della ventura primavera e correlativo del suo brio interiore, erano sottaciuti da una coltre bianca che li sviliva della loro forza, il colore.
Dapprima Vincent tenta un espediente: coglie un ramo di un albero, lo mette in un bicchiere e lo dipinge: un antipasto, una premessa, una speranza seminata. Quasi volesse incentivare l’arrivo della primavera, ne rende anche la fragilità della sua bellezza – come della sua serenità: dice a Theo “ Dopo i frutteti sarò spossato, devo battere il ferro finché è caldo”.

Primi tra gli alberi a sbocciare, i mandorli. Vincent ha saputo della nascita di suo nipote e omonimo, figlio di Theo, una nuova vita a dargli speranza.

Apre la finestra: il bianco della neve si è ritirato, spicca il candore dei fiori di mandorlo sul cielo terso. Si mette all’opera e trasferisce su una tela il crogiolo di emozioni, positive, che lo stanno attraversando, per dedicarla al bambino. La completerà tempo dopo, a Saint-Remy, nel 1890.

Un’effimera serenità per affrontare il futuro sprizza dai “Rami di mandorlo in Fiore”, tela che inaugura la serie dei 14 dipinti sui frutteti di Arles, oggi conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam.

Articolo di CreArtività scritto da Gianmarco Bellucci

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