Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio

Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinse il Riposo durante la fuga in Egitto nel 1595-1596. Attualmente è esposto a Roma, alla Galleria Doria Pamphilj.

Si tratta di uno dei rarissim dipinti del Caravaggio che presenti uno sfondo paesistico in luce diurna.

Fu probabilmente eseguito per Girolamo Vittrici, committente anche della Maddalena convertita.

Il dipinto raffigura la sacra famiglia: San Gioseppe, Maria, il bambino, un asinello e un angelo.

San Giuseppe tiene in mano uno spartito che è eseguibile; infatti l’opera è di Noel Bauldewijn intitolata Quam Pulchra es.

La madonna è seduta a terra con il viso rivolto verso il piccolo Gesù. Indossa un lungo vestito dal colore rosso acceso.

L’angelo da le spalle allo spettatore e suona lo spartito retto da San Giuseppe. La sua postura è ispirata all’allegoria del vizio. L’angelo è il perno della raffigurazione che divide in due parti distinte la scena: a sinistra il vecchio Giuseppe, seduto sulle sue masserizie e con i piedi nudi posati sul terreno scuro, veglia – stanco.

Il colorismo e i molti brani di natura morta presenti in questo dipinto e realizzati con estrema verosimiglianza dimostrano l’adesione del giovane Caravaggio alla cultura pittorica lombardo-veneta.  L’elegante paesaggio sullo sfondo (unicum nella pittura caravaggesca insieme a quello del Sacrificio di Isacco della Galleria degli Uffizi di Firenze), la cui trattazione (il cielo cupo, nuvoloso e carico di pioggia) ricorda la Tempesta di Giorgione, pur raffigurando – secondo Maurizio Marini – uno scorcio della campagna sulle rive del Tevere.

Nel dipinto di Caravaggio, la natura e il paesaggio svolgono un ruolo simbolico di rilievo: gli elementi naturali accanto all’anziano Giuseppe rimandano all’aridità e alla siccità, mentre la natura ed il paesaggio sono più rigogliosi a destra, dove si trova la Vergine col Bambino. Ai piedi della Vergine il pittore ha dipinto piante simboliche che alludono alla verginità di Maria (l’alloro), alla Passione (il cardo e la spina della rosa) e alla Resurrezione (il Tasso barbasso). Secondo Maurizio Calvesi, il pittore ha raffigurato – da sinistra a destra – un percorso di salvazione cristiana, dall’inanimato minerale (il sasso) all’animale (l’asino), all’essere umano (Giuseppe), passando per l’angelico (l’angelo violinista), sino alla meta finale: il divino (la Vergine che abbraccia il Bambino Gesù).

Fonti: -Philipe Daverio racconta Caravaggio

– Riposo durante la fuga in Egitto, Wikipedia.

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